Up, down: i luoghi dello sviluppo

Ogni giorno utilizziamo nel linguaggio quotidiano diversi riferimenti spaziali, ad esempio, quando diciamo “il secchielo stà accanto alla bambina” diamo una definizione dello spazio. Frasi come “sopra il tavolo, sotto il letto, dietro la porta” sono molto importanti per i bambini che stanno imparando il proprio mondo spaziale, e che devono imparare a seguire indicazioni in modo veloce e preciso per raggiungere ulteriori livelli di apprendimento a livello sociale e scolastico. Quando i bambini e le bambine arrivano a scuola hanno bisogno di aver acquisito questo “linguaggio”.

Il apprendimento prattico è quello che il bambino acquista mentre muove il suo corpo nello spazio. Carponare, strisciare, correre, arrampicarsi…. sono tutti mezzi attraverso i quali imparare.
Imparano così ad ubicare il proprio corpo nello spazio e a utilizzare il linguaggio per “etichettare” lo spazio circondante.
Una volta imparato questo linguaggio basico, sono pronti per trasferirlo in modi più soffisticato. Capire cosa significa “stare davanti alla porta” aiuterà a comprendere come “mettere la sedia davanti alla porta”.
Uno studio recente pubblicato sul “Journal of Experimental Psycology” propone un modelo dinamico che sottolinea come le elaborazioni visive si integrano con quelle superiori cognitive nello sviluppo di queste capacità di adattazione del linguaggio e del comportamento in ambito spaziale. L’obiettivo dello studio era quello di spiegare i meccanismi cognitivi impiegati nella creazione e comprensione di questi riferimenti spaziali. I ricercatori hanno osservato come questa flessibilità cognitiva si appoggia su basi neurali comportamentali, ma anche motorie.
Questo studio inoltre sottolinea l’importanza di fare un ponte fra funzione cerebrale e comportamento. La capacità di descrivvere la posizione di un oggeto rispetto ad un altro, richiede un punto di rifferimento. Lo stesso punto di rifferimento necessario per “aggire” nei confronti dello spazio. Molti bambini con difficoltà di apprendimento mostrano questi problemi di elaborazione a livello spaziale.
Per questo motivo ci focalizziamo nella valutazione delle basi senso-motorie del apprendimento, e cerchiamo di stimolare le strutture cerebrali responsabili di queste funzioni attraverso la esperienza, il movimento.
Purtroppo un altro studio retrospettivo nel Regno Unito dimostra che durante le ore di asilo nido, i bambini fanno limitata attività fisica rispetto a quanto fanno nel orario strascolastico. Oltre a intervenire per risolvere i problemi, sarebbe molto importante cercare di non limitare la possibilità dei bambini di esperimentare tutti questi concetti prima di doverli imparare in modo puramente cognitivo. Facciamo il possibile in ogni ambiente per favorire lo sviluppo, oltre un investimento, è anche divertente!

Manolo Dominguez – Novembre 2016